Tanti auguri da sfogliare

Con le recensioni dei libri che hanno reso il nostro 2020 un po’ meno pandemico

Brillantini, spumante, musica trash e il tradizionale scambio dei libri. Si può e si deve rinunciare alle feste ma non ai festeggiamenti! #merrychristmas🎄 @sociolab_pic

Anche quest’anno i nostri auguri sono abbinati alle recensioni dei libri che ci hanno aiutato a capire, affrontare, digerire, contestare, o anche solo dimenticare per un momento il 2020.

Le recensioni sono arricchite dai bellissimi ritratti realizzati dalla talentuosa Irene Ieri, che ha fatto una delle sue magie e ci ha restituito i sorrisi altrimenti nascosti dalle mascherine.

Buona lettura e serene feste, con tutti i nostri auguri per l’inizio del 2021!

Una donna nella notte polare, di Christiane Ritter

Con gli auguri di Lorenza

Lorenza Soldani in un disegno di Irene Ieri, 2020
Lorenza Soldani in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Sarà la voglia di natura incontaminata, di tempi dilatati e di avventura che mi hanno fatto innamorare di questo libro. Il racconto di un viaggio ai confini del mondo di una donna austriaca che raggiunge il marito in un’isola sperduta dell’Artide. E siamo negli anni ’30: una “signora dell’Europa centrale” che viaggia da sola per raggiungere un isola ghiacciata e rimanerci un anno, dove combatterà con il freddo e le tormente di neve, mangiando carne di foca congelata e vivendo in una capanna piccola e scomoda ma entrando sempre di più in contatto con la natura in cui è immersa.
“Per la prima volta mi accorgo che ogni cosa, nella solitudine di una natura indomabile, assume un significato diverso rispetto a quello che le viene attribuito nel nostro mondo di continue relazioni interpersonali”.
Qualcuno lo definisce un testo radicale e femminista, io l’ho trovato un racconto molto intimo e leggero. E’ un libro che fa venir voglia di fare esperienze, di stare un po’ con se stessi e di ritrovare quella “natura che sembra racchiudere in sé tutto ciò che serve all’uomo per il suo equilibrio”.

La carta e il territorio, di Michel Houellebecq

Con gli auguri di Cristian

Cristian Pardossi in un disegno di Irene Ieri, 2020
Cristian Pardossi in un ritratto di Irene Ieri, 2020

“[…] all’interno di una specie sociale l’individualità è solo una breve finzione.”

In questo romanzo a metà tra lo scritto autobiografico, il saggio e il romanzo poliziesco, lo scrittore francese trova forse la sintesi più equilibrata tra le diverse dimensioni che compongono il tema principale della sua produzione: il senso di smarrimento e alienazione dell’essere umano nella società tardo-capitalistica.

Gli uomini e le donne di Houellebecq vivono in una società malata e in preda alla depressione, dove il denaro la fa da padrone e l’individuo è in eterna competizione con gli altri. Questo provoca inevitabilmente la morte delle relazioni sociali — sacrificate in nome del profitto — e di quelle sentimentali, ridotte e sostituite da un’ossessione morbosa per il sesso.

Senza offrire una via di riscatto ma anzi abbandonando i suoi personaggi alla rassegnazione, ne “La carta e il territorio” Houellebecq mette in scena la distanza tra la realtà e la rappresentazione che ne viene data, indugiando sulla fragilità degli individui e sulla disgregazione della dimensione collettiva, di cui rintraccia possibili cause nell’eccesso di retorica sulle libertà individuali e nella costruzione di una nuova “religione del desiderio” in cui la pubblicità è il nuovo dio e il consumo l’unico imperativo morale.

Una lettura che al netto degli eccessi e dell’approccio rassegnato lascia aperti molti interrogativi che trovano nuova urgenza nel tragico frangente che stiamo attraversando.

Il treno dei bambini, di Viola Ardone

Con gli auguri di Silvia

Silvia Givone in un disegno di Irene Ieri, 2020
Silvia Givone in un ritratto di Irene Ieri, 2020

È un libro scorrevole, scritto con la penna leggera di chi ha una naturale predisposizione al racconto. Attraverso lo sguardo di Amerigo, bambino napoletano di sette anni, l’autrice ci racconta la storia dei “treni della felicità”, iniziativa di solidarietà, organizzata dall’Unione Donne Italiane, grazie alla quale, tra il 1945 e il 1952, quasi 70.000 bambini delle zone più povere del Sud Italia sono stati ospitati e accuditi da famiglie contadine del centro Italia perché “dove c’è da mangiare per due c’è anche per tre”.

Le famiglie ospitanti erano famiglie di “compagni” iscritti al PCI, i bambini ospitati erano solo bambini a cui mancava quasi tutto.

Forse non un capolavoro letterario, ma una storia che emoziona e racconta una vicenda vera, tanto bella quanto sconosciuta, che parla di speranza, solidarietà, rinascita e che per tutte queste ragioni fa parecchio bene al cuore.

Esiste anche un bellissimo documentario che racconta l’iniziativa, alla fine del quale una delle intervistate dice “…questo paese è capace di cose straordinarie”.

Speriamo sia sempre vero.

Un Weekend Postmoderno. Cronache dagli anni ottanta, di Pier Vittorio Tondelli

Con gli auguri di Giulia

Giulia Maraviglia in un disegno di Irene Ieri, 2020
Giulia Maraviglia in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Dicembre 2020

Con l’augurio che, dopo questo primo anno funesto, gli anni ’20 siano dei nuovi fottutissimi anni ’80. Musica assordante. Sudore. Gente appiccicata e appiccicosa. Alcool. Sregolatezza. Vestiti inguardabili (ma tanto la notte è buio!). Casino. Fino a dimenticare il lungo e vuoto silenzio del lockdown.
Con la voglia di stare insieme che cresce ogni ora di più… buona fine, ma soprattutto migliore sia l’inizio!

Dizionario illustrato dei luoghi comuni, di Gustave Flaubert

Con gli auguri di Maria

Maria Fabbri in un disegno di Irene Ieri, 2020
Maria Fabbri in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Abbinamento musicale: Pulp, Common people

Confesso subito che questa non è una recensione, perché questa per me non è stata esattamente una lettura.

Diciamo che io ne ho letto una recensione, poi l’ho cercato e mi è molto piaciuto sfogliarlo.

Mi è sembrato geniale, specie di queste lune: immediato antidoto alla stupidità, strumento di satira contro il banale che ci circonda e, ahimè, troppo spesso ci rassicura.

C’è dentro anche tanto potere della creatività, che personalmente non ho ma Sociolab sì.

Per questo l’ho scelto.

Fanne buon uso.

Riparare i viventi, di Maylis de Kerangal

Con gli auguri di Margherita

Margherita Mugnai in un disegno di Irene Ieri, 2020
Margherita Mugnai in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Questa è la storia di un cuore, raccontata attraverso le storie di coloro che incontra nel suo viaggio dalla vita, alla morte e di nuovo alla vita.

È la storia della scienza e dell’etica dei trapianti, di come questi abbiano cambiato il nostro rapporto alla morte e quindi alla vita.

È la storia di personaggi che ti sembrerà di aver conosciuto altrove, in passato, chissà quando, e che non abbandonerai dopo l’ultima pagina.

L’autrice è un po’ filosofa, scienziata, poetessa, antropologa, ma è soprattutto una grandissima scrittrice, di quelle che usano le parole come un filo da tessere, che si arrotola su lingua e sinapsi in ricchissimi intrecci.

Le Case del malcontento, di Sacha Naspini

Con gli Auguri di Chiara

Chiara Montoci, in un disegno di Irene Ieri, 2020
Chiara Montoci, in un ritratto di Irene Ieri, 2020

C’è un borgo millenario scavato nella roccia dell’entroterra maremmano, il suo nome è Le Case. Un paese morente. Una trappola di provincia. Un microcosmo di personaggi che si trascinano in un gorgo di giorni sempre uguali. Fino a quando la piccola comunità non viene sconvolta dall’arrivo di Samuele Radi, nato e cresciuto nel cuore del borgo vecchio e poi fuggito nel mondo. Il suo ritorno a casa è l’innesco che dà vita a questo romanzo corale: la storia di un paese dove ognuno è dato in pasto al suo destino, con i suoi sprechi, le aspettative bruciate, le passioni, i giochi d’amore e di morte. Perché a Le Case l’universo umano non fa sconti e si mostra con oscenità. Ogni personaggio lascia dietro di sé una scia di fatti e intenzioni, originando trame che si incrociano, si accavallano, si scontrano dopo tragitti capaci di coprire intere esistenze. A Le Case si covano segreti inimmaginabili, si ammazza, si disprezza, si perdono fortune, si tramano vendette, ci si raccomanda a Dio, si vendono figli, si vive di superstizioni, si torna per salvarsi, si tradisce, si ruba, ci si rifugia, si cerca una nuova vita, si gioisce per le disgrazie altrui. Talvolta, inaspettatamente, si ama.

Siddhartha, di Herman Hesse

Nell’edizione SERENDIPITY di TODO MODO

Con gli auguri di Francesco

Francesco Ranghiasci in un disegno di Irene Ieri, 2020
Francesco Ranghiasci in un ritratto di Irene Ieri, 2020

In un laboratorio di qualche giorno fa una partecipante ha detto “vorrei che, pur rispettando le regole, non smettessimo di essere flessibili”. Questo libro è così: formalmente rispetta le regole di questo scambio di doni (Siddharta io l’ho letto molti anni fa; è un romanzo di formazione dal sapore mistico ed esotico…e ora mi crogiolo nel sentirmi un po’ come una Martina Stella innamorata che lo regala al suo Stefano Accorsi che ha fretta di andarsene (cit.)…); ma questo libro richiede anche flessibilità perché non è ciò che sembra, cioè sotto la copertina non troverai le pagine di Siddhartha.

E neppure io che te lo regalo so cosa ci troverai.

Ecco, penso che questo sia il regalo perfetto per il Natale 2020: alla fine del 2019 te lo saresti mai immaginato che sarebbe arrivato un anno così?

Neanche io.

Quindi un augurio per un 2021 di flessibilità (e rispetto delle regole?)

Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, di Igiaba Scego e altre autrici

Con gli auguri di Chiara

Chiara Missikoff in un disegno di Irene Ieri, 2020
Chiara Missikoff in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Undici autrici spalancano la porta del loro vissuto e condividono cosa vuol dire essere afroitaliane.

Un mosaico di undici racconti che muovono pensieri e emozioni contrastanti: appartenenza, disconoscimento, frustrazione, rabbia, resistenza e speranza.

Un’antologia per mettersi in discussione, osservare da prospettive diverse e domandarsi come essere alleat* consapevoli.

Grazie Leila El Houssi, Lucia Ghebreghiorges, Alesa Herero, Esperance H. Ripanti, Djarah Kan, Ndack Mbaye, Marie Moïse, Leaticia Ouedraogo, Angelica Pesarini, Addes Tesfamariam e Wii.

Il conte di Montecristo, di Alexandre Dumas

Con gli auguri di Irene

Autoritratto di Irene Ieri, 2020

[Recensione in rima]

Il conte di Montecristo è un libro che amo follemente

e che nonostante la mole ho letto alquanto velocemente,

così velocemente che qualche malalingua ha addirittura insinuato

che una versione con le figure avessi utilizzato.

Ma la verità è che l’amore a prima vista non lascia scelta

e giorno e notte non si vorrebbe che dedicarsi alla scoperta,

di come il romanzo si sta evolvendo

e come le vicende dei vari personaggi si vanno sovrapponendo.

La storia di un uomo e delle sue disavventure

ma anche della sua forza, determinazione e del suo infinito acume;

una storia di vendetta per una grande ingiustizia subita

di esser stato derubato in un secondo di tutta la propria vita.

Una prosa viva che incalza alla lettura,

dove Dumas dimostra tutta la sua bravura.

Un classico stupendo che non può mancare nella propria libreria

e che in questi tempi faticosi in altri mondi la mente fa volare via!

Cecità, di José Saramago

Con gli auguri di Antonella

Antonella Masi in un ritratto di Irene Ieri, 2020

A volte il caso ci mette di fronte a delle situazioni inspiegabili, forse quasi paradossali. Il libro “Cecità” fa comprendere come la natura umana riesca ad affrontare le situazioni più disparate, tirando fuori, spesso e volentieri, il lato peggiore della nostra indole. L’epidemia, che colpisce l’imprecisato Paese in cui si svolge la vicenda, rende ciechi gli uomini e le donne, li priva di un senso, quello della vista, che si tende a dare per scontato e non si riflette su come avere un paio d’occhi incida drasticamente sulla nostra vita, sul modo di viverla ma soprattutto di interpretarla. Aprire gli occhi di fronte alla cecità che dilaga nel romanzo, un’epidemia improvvisa che lascia attoniti di fronte a qualcosa che non si conosce, e che spaventa, in cui vedo un forte parallelismo con la situazione attuale. Sin dalle prime righe della narrazione suscita nel lettore una riflessione su chi sia davvero il cieco. Un pensiero che accompagna la lettura fino alle ultime righe, in cui si trova una frase emblematica: “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che pur vedendo, non vedono”. Una riflessione che spinge a chiedersi: sono davvero ciechi coloro che fingono di non vedere e invece vedono? O sono davvero ciechi coloro che davvero non sono ciechi ma nonostante questo fingono di vedere?

La Peste, di Albert Camus

Con gli auguri di Nicolò

Nicolò Di Bernardo in un disegno di Irene Ieri, 2020
Nicolò Di Bernardo in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Ok, forse ora starai pensando: “Sul serio? La Peste?! Ma piuttosto tossiscimi in faccia che facciamo prima”. Però aspetta.

Ho trovato questo libro per caso, salvandolo dalle pulizie primaverili di un amico di famiglia. Dentro, una dedica diceva: “La bibbia degli atei. Tanti auguri”. Avevo bisogno di un augurio così, e allora l’ho preso. E mi ha cambiato per davvero.

La trama è: in una città Algerina i topi muoiono, e poi anche gli uomini, allo stesso modo. Gli uomini reagiscono.

Alcuni simbolofili ci vedono una metafora dell’occupazione nazista in Francia. Bello, ma non sono d’accordo. Pur di non doverci pensare troppo, alla peste, uno sarebbe disposto a inventarsi qualsiasi cosa!

Più semplicemente, credo che La Peste racconti la storia di quello che poteva succedere, è già successo, e succederà di nuovo. Si muore senza meritarlo. Succede sempre, e una pandemia lo rende ancora più chiaro (solo che è troppo, tutto insieme).

E allora, con la sua scrittura pacata, Camus ti invita a smettere di confondere quello che è logico che accada con quello che poi accade davvero. Spietato? Non proprio. Hai presente quando qualcuno inizia a parlarti a bassa voce, e all’improvviso ti calmi anche tu? Questo libro è un po’ così. Non servono bugie per rassicurarti. Ti dice “La vita non ha senso!”, poi però continua: “Guarda che è un complimento”. E tu allora togli il panico al dolore e poi te lo mangi tranquillo, come una mela sbucciata. E cazzo, quanto è buona!

Ma quindi che facciamo, niente? Al contrario: tutto il possibile. Ma in un modo diverso da quello che troppo spesso ci aspettiamo dagli altri e da noi stessi. I personaggi di questo libro non sono né santi né eroi. Se possibile, puntano a qualcosa di ancora più ambizioso: scoprire come si fa a diventare umani. E magari a rimanerlo.

Nel 2020 La Peste è tornato un bestseller, per ovvi motivi. MI piacerebbe che continuasse ad esserlo anche quando vorremo lasciarci tutto alle spalle — quando ci vergogneremo di nuovo a dire in giro che “il mio romanzo preferito parla della peste”, o a regalarlo a qualcuno per Natale. Insomma mi piacerebbe che restassimo umani anche dopo.

Per questo consiglio anche a te di leggere questo libro due volte: una volta in casa durante una pandemia globale, e un’altra volta al mare, con i piedi nell’acqua e qualcuno che grida “Cocco Bello!”. Cosa cambia? Tutto. Ti auguro di riuscire a goderti entrambe le letture.

Le nostre ore contate, di Marco Amerighi

Con gli auguri di Enrico

Enrico Russo in un disegno di Irene Ieri, 2020
Enrico Russo in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Quando un amico scrive un libro, bisogna che lo leggi per forza.
Quando un amico scrive un libro così, ringrazi di conoscerlo da prima perché è probabile che, nonostante il suo bel faccione sulla quarta di copertina, non avrebbe attirato la tua attenzione e tu ti saresti perso un bel libro.
Il minimo che puoi fare a quel punto è regalarlo, così magari la voce si diffonde e lui continua a scrivere e pubblicare cose belle.
Le nostre ore contate è il primo romanzo di Marco Amerighi, che nel frattempo ne ha già pubblicato un altro e ne sta scrivendo un terzo… e sicuramente non ha bisogno della mia pubblicità.
La verità è che vale la pena di regalarlo perché è una bella storia, scritta molto bene, avvincente, che sta a metà tra il giallo e la formazione. Un romanzo che suscita rabbia e tristezza, perché l’ambientazione è quella desolante di chi è dimenticato da tutto e da tutti, ma che è anche capace di farti ridere di gusto.

Il dolore perfetto, di Ugo Riccarelli

Con gli auguri di Giulia

Giulia Fioravanti in un disegno di Irene Ieri, 2020
Giulia Fioravanti in un ritratto di Irene Ieri, 2020

Un imprecisato Colle toscano, gli sconvolgimenti che la storia e il “progresso” portano, tra otto e novecento, sulla vita del paese e degli/le abitanti. Epopee che richiamano le storiche fazioni presenti nei nostri paesi e di cui le nostre stesse storie familiari sono spesso ricche, con l’aggiunta di un sano vento di anarchia e di utopia, ma anche un pizzico di realismo magico degno della miglior tradizione.

Siamo un’impresa sociale. Facilitiamo la crescita di comunità e organizzazioni a partire dalle persone. www.sociolab.it

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